Arte Vs Pubblico. Dal satanismo alla massoneria
lunedì, 23 marzo, 2009Uscendo per strada, tra la gente, sui palazzi o nei sottopassaggi urbani, l’arte spesso provoca reazioni, suscita spiazzamenti, genera corto-circuiti. Ricontestualizzando l’opera d’arte nello spazio del vissuto quotidiano, gli artisti tendono ad introdurre elementi di interferenza rispetto alla percezione abituale dello spazio urbano, da cui scaturiscono a volte casi mediatici che sottolineano lo scarto esistente tra la sperimentazione artistica contemporanea e la cognizione culturale comune.
Ma le metropoli oggi sono dense di riferimenti simbolici e espressioni artistiche, dall’universo underground della street art alla messaggistica pubblicitaria. Nonostante ciò, ogni volta che l’artista va aldilà del white cube e si addentra nel territorio urbano, porta la sua opera di fronte a migliaia, a volte milioni, di occhi vergini rispetto al linguaggio artistico contemporaneo e questo, di certo, non fa che arricchire la possibilità dell’opera di essere interpretata, letta e praticata.
Tutto ciò è ben confermato dai risultati, in termini di eco mediatica, del progetto Cantieri d’Arte che, ormai da cinque anni, realizza operazioni d’arte pubblica a Viterbo.
Sono già diversi i casi mediatici scaturiti dagli interventi di artisti invitati, in alcuni casi, specificatamente per operare degli spiazzamenti percettivi. L’occasione per riflettere su questa cosa ci proviene dall’ultimo polverone mediatico esploso a Viterbo.
Il 13 Marzo 2009, un giornale locale pubblica l’intervista ad un esperto di massoneria dal titolo: Graffiti massonici in città. In questo articolo l’esperto di massoneria si dilunga in modo serioso sull’interpretazione dei simboli massonici presenti in un sottopassaggio pedonale della cittadina viterbese. Proprio lo stesso luogo in cui, nel novembre 2008, Laboratorio Saccardi, noto gruppo artistico palermitano, era stato invitato dai curatori di Cantieri d’Arte a realizzare un progetto site specific. I Saccardi, noti per l’utilizzo surreale e paradossale del repertorio delle immagini della comunicazione di massa, avevano realizzato dipinti murali, poster e collage utilizzando ampiamente simboli e riferimenti massonici in un contesto però totalmente ludico e irriverente. Whispers, questo il titolo del progetto degli artisti siciliani, comunica con i passanti attraverso un’installazione sonora che li richiama con degli episodici Ehi!, Ciao!, Signora…
Da una prima reazione entusiasta della cittadinanza rispetto al progetto, che interviene in uno spazio spesso preda dell’incuria e dell’abbandono, ad alcuni mesi di distanza un giornale locale ci ha visto un occulto tentativo di “palesare la presenza sul territorio neofiti massoni entusiasti”.
Se fosse questo un episodio isolato ci sarebbe poco o nulla di cui sorprenderci. Ma questo, come detto, è solo l’ultimo degli episodi che caratterizza la storia di Cantieri d’Arte. Già nel 2006 l’affissione sui palazzi della città di alcuni poster da parte di Abbominevole sollecitò addirittura l’intervento della Digos per l’ipotetica matrice fondamentalista islamica o forzanuovista, mentre molte furono le polemiche scaturite dall’intervento di Ozmo che, con la finta campagna pubblicitaria della Guggheneim collection a Viterbo (attenzione alla acca) suscitò le ire dei cittadini illusi di trovare le opere di Picasso, di Richard Serra o di Bill Viola nel centro storico, per le vie e per i cortili abbandonati del centro storico della città. L’operazione mediatica in questo caso sollecitava il fruitore a soffermarsi sull’attenta lettura del finto messaggio pubblicitario che lo traeva, come spesso accade nella pubblicità, in inganno.
In una dimensione urbana poco propensa a questo tipo di comunicazione e spesso supina rispetto al linguaggio della comunicazione, questo tipo di interventi tendono a scardinare i processi abituali e a creare rotture, tensioni, reazioni improvvise.
“Questo edificio progettato da architetto sconosciuto in epoca irrilevante, mai appartenne a persona di spicco. [...]. Non si serba memoria di avvenimenti storicamente significativi verificatisi in questo luogo. Nessun personaggio noto qui nacque, visse o morì, ne tuttora vi opera alcun creatore mirabile o sommo poeta”. Questo si leggeva su una targa celebrativa all’entrata di un palazzo del centro storico di Viterbo fino a qualche tempo fa. Un edificio qualunque, questo il titolo dell’opera di Franco ed Eva Mattes aka 01011001011001.org, è stato un altro degli interventi molto discussi, ma sicuramente uno tra i più riusciti, del progetto Cantieri d’Arte.
E’ ormai certificato in modo piuttosto incontrovertibile dall’esperienza di Cantieri d’Arte che, un intervento di public art ben congeniato, all’interno di un territorio poco esposto a sollecitazioni culturali innovative, genera una miscela esplosiva di reazioni mediatiche, proteste, polemiche. Di sicuro però queste operazioni continuano ad interrogare il cittadino sull’essenza dello spazio pubblico, sul carattere ambiguo e, talvolta, perverso della comunicazione urbana.
Operare nello spazio pubblico continua ad essere un modo per invitare il passante a prendere parte attiva all’interno del grande gioco di messaggi, simboli e relazioni che abitano il contesto urbano.
di Marco Trulli















