In viaggio dentro Dalí
sabato, 21 marzo, 2009Vi siete mai svegliati dentro un quadro di Dalí? Pensate che stiamo parlando di un’esperienza forse un po’ troppo surrealista? Beh allora questa potrebbe essere l’occasione giusta per farlo davvero, soprattutto se siete tra i tanti che hanno a cuore il dipinto “La Persistenza della Memoria” famoso anche come “gli orologi blandi”, una delle opere più rappresentative dello stile dell’eccentrico artista e icona del surrealismo e di tutta la storia dell’arte del ‘900. “Un quadro impossibile da dimenticare una volta visto, anche solo per un istante” lo definì Gala, l’onnipresente musa ispiratrice del pittore e sua compagna di vita. L’occasione è unica: per il 20° anniversario della morte dell’artista e grazie a un prestito del MOMA di New York al Museo Dalí di Figueres (città natale del pittore in Catalunya) è possibile ammirare in via eccezionale l’opera realizzata nel 1931 dall’allora ventisettenne Salvador Dalí. Non solo: è possibile addirittura viaggiare dentro il quadro, visitando Cadaqués e dintorni.
“La Persistenza della Memoria”
Il dipinto ad olio più famoso di Salvador Dalí rimarrà visibile presso il Teatro-Museo Dalí di Figueres dal 16 gennaio fino al 18 marzo 2009. Esposto in una apposita sala all’interno del museo con una scenografia creata per l’occasione, l’opera sorprende per le sue piccole dimensioni (24 X 33 cm) e per l’emozione pura che riesce a trasmettere. Dalí, a soli 27 anni, realizzò il quadro in piena epoca surrealista e in un momento di transizione sia a livello personale che creativo. Senza ombra di dubbio è uno dei quadri dell’artista più popolari e riprodotti. Vi è rappresentato un tratto di costa chiaramente riconoscibile come Cap de Creus, nei pressi di Cadaqués a poca distanza da Figueres, con la vista del paesaggio interrotto da tre orologi “blandi”, che sembrano quasi squagliarsi, e uno rigido.
“La Persistenza della Memoria” è una di quell’opere a cui la storia, ed in particolare la storia dell’arte, ha anche regalato mistero e multiple interpretazioni, sia per la mancanza di informazioni esatte sopra la sua realizzazione finale, sia per le suggestioni che emana il dipinto stesso. Tutto ciò che sappiamo di certo, raccontato dallo stesso pittore nella sua autobiografia “La vita Segreta di Salvador Dalí”, è che dopo aver mangiato del formaggio Camembert, ritrovandosi a meditare su questioni filosofiche relative alla “materia dura y blanda”, disegnò il paesaggio aggiungendo poi un olivo secco e rocce, il tutto in un malinconico tramonto tipico di questa parte di mare.
Successivamente, colpito dall’ispirazione, aggiunse gli “orologi blandi”, ognuno con un’ora differente, a insinuare forse la relatività del tempo e delle preoccupazioni artificiali e astratte create dall’uomo, o l’ansia di poter controllare il tempo, o chissà il potente influsso che ha la memoria, con la sua persistenza nelle nostre vite, a contrasto col mondo senza tempo della bellezza pura della natura. O forse vi riproduce la felice unione tra un momento di estrema consapevolezza della relatività del concetto di tempo e la potenza del ricordo dei luoghi che più lo hanno formato: tutto è effimero e fugace, anche la volontà di permanere nel passato o semplicemente di ricordarlo. Fatto sta che nello stesso 1931 l’opera uscì dalla Spagna e non vi ha più fatto ritorno fino ad oggi, terminando stabilmente al MOMA di New York nel 1934. E’ quindi la prima volta che può essere vista “in casa”, opportunità ghiotta per un fine settimana in Catalunya di quelli che ti arricchisce dentro, tra paesaggi incantati, il fascino del mare d’inverno, e l’opera di uno dei geni artistici più grandi del secolo XX.
E l’occasione è ancor più ghiotta se si considera il dettaglio erudito che l’opera rappresenta anche un momento importante in cui il paesaggio assume un’importanza cruciale nella traiettoria artistica di Dalí. Infatti, osservando attentamente il quadro, è evidente che il paesaggio ha un ruolo fondamentale nella tematica ed è il paesaggio di Port Lligat (assolutamente da visitare se si vuole conoscere bene l’universo del pittore) dove Dalí passò lunghi periodi durante la sua infanzia, gioventù e anche successivamente, circondato dal paesaggio e dalla luce che spesso lo ispirarono e che spesso sono riflessi nei suoi dipinti. Il paesaggio in questione dista mezz’ora in auto dal Museo Dalí di Figueres e un paio di ore da Barcellona.
Figueres-Cadaqués-Cap de Creus: in viaggio dentro Dalí
Che vogliate farvi visita prima o dopo aver visto il Museo Dalí, travolti o meno dal fascino della presenza del suo genio artistico, è quindi imprescindibile addentrarsi in un giro oltre Figueres (che si trova verso l’interno rispetto al mare) con un itinerario diretto verso il tratto di costa al confine tra Spagna e Francia. I paesaggi sia dell’interno che della costa sono stupendi, non devastati dall’urbanizzazione selvaggia, e la possibilità di poter viaggiare letteralmente dentro il quadro, prima o dopo averlo visto di persona, è un’occasione unica per unire l’esperienza estatica del viaggio (e del paesaggio) all’esperienza estetica di un visionario come Salvador Dalí, artista surrealista tra i più influenti. La suggestione del titolo e il simbolismo del quadro, nonché la coscienza della speciale relazione tra Dalí e questi luoghi, aprono anche la porta a un personalissimo viaggio attraverso la persistenza della memoria in ognuno: a noi la scelta di se e come varcarla, lasciando affiorare o lasciando scivolar via i ricordi, immersi nel rumore del vento o del mare, o incantati dall’energia del dipinto.
Si può iniziare l’itinerario dalla Casa-Museo dell’artista che si trova appunto a Port Lligat, minuscolo villaggio di pescatori in una baietta costellata di isolotti, a solo mezz’ora di auto da Figueres e pochi chilometri a nord di Cadaqués. Per arrivare qui occorre percorrere lunghi tratti con totale assenza di centri abitati, il che accentua la particolarità del paesaggio. La casa è stata ristrutturata dallo stesso Salvador Dalí, insieme a Gala, durante un periodo di 40 anni acquisendo una forma piuttosto labirintica e risulta essere molto interessante, visitabile da marzo a dicembre.
Affacciata sul mare, integrata nel villaggio, la costruzione si riconosce per le tipiche sculture a forma di uovo riprodotte sul tetto. A pochi minuti in auto c’è quindi Cadaqués, splendido villaggio sul mare della parte brava della Costa Brava, nonché centro artistico assai movimentato che è stato luogo di ritrovo di artisti spesso ai limiti della dissidenza durante la dittatura di Franco e che tuttora è punto di incontro di generazioni di persone collegate al mondo dell’arte. A osservarlo sembra quasi spalmato lungo la stretta fascia di terra che dalla battigia di alcune calette sale un poco verso le montagne dei Pirenei, che in lontananza svettano alte e innevate.
Se uscite la sera per mangiare un boccone, respirare l’atmosfera o incontrare un po’ di gente del posto potete fare un salto al Bar Tao (aperto solo i fine settimana) o alla Societat l’Amistat, quest’ultimo centrale, sul mare e punto di ritrovo ben rodato. E per finire in bellezza si può visitare Cap De Creus, a pochi chilometri, che è il punto più a est della Spagna, il promontorio più sporgente di questo tratto di costa e il paesaggio rappresentato ne “La Persistenza della Memoria”. Nel dipinto però non è disegnato quello che sta in cima al promontorio e cioè il faro, praticamente arrampicato su ripide scarpate che portano alle differenti calette tutt’intorno. Semplice nella struttura quanto mozzafiato nella posizione, da qui è possibile ammirare i monti Pirenei che si toccano con il mar Mediterraneo. A 50 metri dal Faro vi è l’unica altra costruzione presente nelle vicinanze, il Bar Ristorante Cap de Creus. Si mangia bene, a prezzi medi, con vista panoramica, e al piano superiore ci sono pochi, economici e rustici appartamenti che possono essere affittati anche per una notte sola… per coloro che volessero provare il piacere di risvegliarsi immersi nella natura e nel paesaggio semi-circondati dal mare che si insinua in differenti calette con minuscole spiagge… e per coloro che volessero, perché no, sentire coi propri sensi tutta la potenza, l’emozione, la bellezza del paesaggio e metterlo in relazione con il famoso dipinto.
Vale la pena, anche senza essere fan di Dalí, ma è bene sapere, per chi invece lo fosse, che questo viaggio a tratti potrebbe anche arrivare a assumere addirittura le sembianze di un vero e proprio “pellegrinaggio laico” ai luoghi sacri dedicati alla memoria e alla persistenza dell’opera dell’indimenticato artista, attraverso la sua arte e i suoi luoghi natali e ispiratori.
Il mestizaje di Barcellona
Aggiungete compagni/e di viaggio adatti, fate tappa a Barcellona, e partirete allora per una vera e propria “esperienza surrealista”. Infatti per arrivare a Figueres e dintorni è comodo scegliere l’aereo e arrivare a Barcellona o anche a Girona. In entrambi i casi l’itinerario è simile e è consigliabile affittarsi una macchina per esplorare la costa e magari anche deviare un attimo e godersi il Golfo di Roses. In alternativa treno per Figueres e poi autobus di linea.
Scegliendo Barcellona, metropoli cosmopolita ricca di stimoli culturali e spunti per una visita, consigliamo un rapido excursus attraverso il mestizaje. Mestizo significa meticcio, e mestizaje è il relativo sostantivo, ad indicare una profonda mescolanza di generi distinti che creano un messaggio unico, artistico e non solo, originale e coerente. Il termine attualmente descrive una sorta di “movimento” multiculturale piuttosto sentito in città e apprezzato altrove, figlio delle diversità culturali che la città ha accolto nelle ultime decadi e espresso praticamente in tutti i linguaggi della modernità, dall’architettura alla musica, grazie all’incontro creativo tra persone di ogni dove a tutti i livelli, dalla strada agli studi. Quest’ambiente stimolante e creativo è tutt’oggi vivo anche se nascosto agli occhi del turista distratto.
Il mestizaje di Barcellona, recentemente scelta anche come sede per la neonata Unione del Mediterraneo che unisce l’Unione Europea con i paesi delle altre sponde del mare nostrum, si esprime con una particolare propensione verso le culture appunto del Mar Mediterraneo e risulta essere un tratto caratteristico dell’intera città. Per iniziare a percepirlo consigliamo una passeggiata in bici, senza fissarsi troppo sulla mappa, attraverso i quartieri centrali spingendosi fino alle prime periferie (le distanze sono relativamente brevi e quasi sempre si è in pianura), o seguendo la costa da Plaza Colón fino al Forum con rapide puntate verso l’interno: un’osservazione attenta e aperta alle sorprese svelerà già così il mestizaje ai vostri occhi, con le sue differenze e il suo dinamismo. Se poi alla sera avrete ancora forze, vi piacciono i bar fumosi con musica dal vivo, non vi scandalizzate facilmente e non avete paura del nome della via anche se potrebbe essere realmente una stradina particolare, è possibile ascoltare vere e proprie degustazioni di mestizaje musicale facendo un salto al piccolo locale che si trova in Carrer d’En Robador 23, nel quartiere del Raval: jam sessions di flamenco la domenica e di jazz il mercoledì (gli altri giorni improvvisazione), dalle 21 a mezzanotte o dopo.
Così, con un rapido tuffo “surrealista” in un tipico luogo che comunica il mestizaje della città vi auguriamo di poter completare degnamente il viaggio, perché no accompagnati anche da una qualche sensazione come indimenticabile souvenir… una sorta di persistenza… di quelle che certe volte non se ne vogliono proprio andare dai nostri ricordi… e che ci faranno emozionare in ogni tempo.
Approfondimenti
Museo Dalí – Fondazione Gala-Salvador Dalí
Il Teatro-Museo Gala-Salvador Dalí è un gioiello artistico divenuto pinacoteca del pittore prima e museo poi per volere dello stesso artista, risulta essere l’oggetto surrealista più grande del mondo. Dalí decise di costruire il suo museo sull’antico edificio del teatro comunale distrutto alla fine della guerra civile. E’ introdotto da bizzarre sculture poggiate nei pressi dell’edificio, ha un sacco di “uova” care al pittore che sbucano in alto sul tetto e è sormontato dalla caratteristica cupola geodetica, che fu ideata dallo stesso Dalí e sotto la quale è sepolto. Il museo contiene un amplio ventaglio di opere che descrivono la traiettoria artistica del pittore in un ambiente creato da Dalí stesso secondo i suoi parametri estetici.
Teatro-Museo Dalí, Plaza Gala Dalí 5 ,Tel. +34 972 677 500, Fax +34 972 501 666
10.30-18.00 la biglietteria chiude alle 17.15
Aperto tutti i giorni tranne lunedì
Ingresso 11€
www.salvador-dali.org
Casa-Museo Salvador Dalí
Port Lligat, Cadaqués.
Visite solo su appuntamento
Tel. +34 97251015 Fax +34 972251083
Aperto dal 15 marzo al 6 gennaio
10.30-18.00, ingresso fino alle 17.15
Aperto tutti i giorni tranne lunedì
Bar Ristorante Cap De Creus
Faro di Cap de Creus, Cadaqués
Cucina Catalana, appartamenti economici.
Specialità pesce fresco. Vista panoramica, concerti saltuari, personale gentile, buon servizio anche se semplice.
Consigliata prenotazione
Tel. +34 972199005 Fax +34 972258604
Robadors 23
Bar musicale
Carrer d’En Robador 23, El Raval, Barcellona.
Tel. +34 93 317 7171
Jam sessions di flamenco la domenica e di jazz il mercoledì (gli altri giorni improvvisazione), dalle 21 a mezzanotte o dopo.
Trasporti per Figueres
Autostrada AP-7 uscita Figueres, 1 ora e mezza da Barcellona.
Nazionale II Barcellona/Francia, 3 ore da Barcellona
Linea ferroviaria (Renfe) Barcellona/Portbou (Francia), 2 ore da Barcellona
Aeroporti internazionali di Barcellona e Girona.
di Matteo Trivelli
















Si, sarebbe bello ricevere delle impressioni sui percorsi indicati. Felice di esserti stato utile