Picasso Blockbuster
martedì, 4 novembre, 2008Probabiblmente, quello che sta avvenendo in questi giorni a Parigi, è da considerare la più grande operazione culturale della Francia contemporanea dai tempi del Re Sole. E si che Luigi XIV era esibizionista, ma anche Sarkozy non scherza. Tre prestigiose location nella capitale transalpina, il Gran Palais, il Louvre ed il Museo d’Orsey celebreranno, fino al 2 Febbraio 2009, il genio di Picasso in una mostra dal titolo “Picasso e i Maestri”.
Nel primo spazio, il centro di tutto l’evento, 140 opere segnano il percorso creativo dell’artista spagnolo tramite la personale rilettura delle opere dei grandi mastri che l’hanno ispirato mentre nel secondo, si apre un confronto con Delacroix e le variazioni sul tema di “Le donne di Algeri nei loro appartamenti”. Nell’ultimo spazio invece il paragone è con “Colazione sull’erba” di Manet.
I numeri sono impressionanti: circa 200 opere in tutto adornano le parati dei tre palazzi parigini con nomi che vanno, oltre ai già citati Delacroix e Manet, da Rembrandt a Velázquez a Cézanne, da Goya a Tiziano e Renoir, da Poussin a El Greco a Gaugin.
Il quotidiano Le Monde ha provato a fare un po’ di conti ed ha stimato il valore totale delle opere in mostra che si aggirano intorno a qualcosa come 2,72 miliardi di euro mentre il governo francese ed altri investitori privati hanno sborsato 4,3 milioni di euro solo per la mostra al Grand Palais.
La risposta del pubblico è stata sino ad ora eccellente, a giudicare almeno dalle interminabili code che si registrano ai botteghini mentre il Grand Palais, anche per far fronte al grande impegno economico profuso, ha dovuto prolungare l’orario di apertura fino alle 22 per tutti e cinque i giorni settimanali, fino alla fine dell’evento.
La voce dei critici e della stampa, in merito a questa audace operazione, si muove tra lo sbalordito e l’atterrito, soprattutto per quanto compete le penne anglosassoni, sempre poco avvezze ai positivi apprezzamenti verso le performance culturali degli storici amici-nemici di oltre manica. Qualcuno, come Michael Kimmelman dell’ International Herald Tribune non nasconde la sua scarsa propensione verso gli eventi ciclopici come questo definendo la mostra al Grand Palais come un “mastodontico blockbuster” e ragguagliando il pubblico che “…se mai ci fosse una buona notizia legata al tracollo finanziario, questa sarebbe che eventi del genere saranno sempre più difficili da organizzare.”
Sempre per la stessa testata però, Meg Bortin sembra invece sottolineare l’elevato valore culturale dell’evento dove, attraverso una esposizione comparativa senza precedenti è possibile ripercorrere, per la prima volta in maniera così completa, una strada assolutamente affascinante all’interno non solo del genio creativo del prolifico artista spagnolo, ma anche nell’immaginario collettivo e nel senso estetico contemporaneo che queste grandi opere hanno così tanto contribuito a formare.
Tra citazioni esplicite ed accostamenti che possono sembrare azzardati, si dipanano quattrocento anni di storia dell’arte europea ed il risultato finale, che è più di una impressione, è quello di individuare Picasso come un vero e proprio genio della reinvenzione, la cui capacità di rilettura delle opere dei grandi artisti che l’hanno preceduto nasconde erudizione artistica, competenza e padronanza nel guardare e capire in profondità la loro arte, anche in età adolescenziale. Non a caso la prima opera esposta è una autoritratto realizzato da Picasso a 16 anni, che è stato accostato ad alcuni Delacroix.
Picasso è la prova assoluta che anche nella revisitazione, come vorrebbero fare anche maestri del cinema contemporaneo, di pellicole (tele in questo caso) dei grandi precursori, non sempre ci si deve aspettare un deludente polpettone ma anzi, senza rinunciare alle lusinghe del botteghino, anche i veri blockbuster possono aggiungere qualcosa al discorso artistico. Si badi bene comunque che stiamo parlando di Picasso e non di Harry Potter.
























