Rauschenberg. Travelling ‘70 – ‘76. Ovvero “delle cose brutte”

lunedì, 20 ottobre, 2008


E’ domenica sera, è tardi, l’Inter ha vinto sulla Roma 4 a 0 ed io pensavo di andarmene contento a letto dopo una giornata di relax niente male. Fuori, a Perugia, imperversava Eurochocolate. La mia impressionante voglia di terminare il libro che ho iniziato è stata però bruscamente interrotta da un annoiato vagare per alcuni siti di informazione artistica che mi hanno indotto, con l’inganno, a vistare una pubblicazione relativa ad una imminente mostra, al MADRE di Napoli, dell’artista recentemente scomparso Robert Rauschenberg.

Dopo un attimo di commozione per la dipartita terrena dell’artista e dell’uomo mi sono lasciato conquistare dalla banalità e dalla brutezza delle opere che saranno esposte, dal 22 di Ottobre 2008 al 19 Gennaio 2009, in questa mostra. Davvero, se non avessi saputo prima chi fosse l’autore di queste sculture, avrei giurato trattarsi della mostra di fine anno del corso di educazione artistica organizzato dall’Univeristà della Terza Età, con tutto il rispetto per operai, insegnanti e ferrovieri in pensione.

Al solo prezzo di euro 7 possiamo ammirare rottami sospesi in aria su una vasca da bagno, tende colarate appese al muro con un elastico alla base, mattoni finemente appoggiati alla parete con del ferro in evidenza, opere che si dice, sino ad ora scarsamente considerate, ma che hanno finalmente ricevuto l’evidenza che meritano (provengono da allestimenti portoghesi e tedeschi).

Io mi chiedo, ci sarà stato un motivo per cui queste opere, penso gudicate alquanto scarse anche all’epoca in cui furono prodotte, cioè i primi anni ‘70, in seguito alle suggestione dei viaggi effettuati dall’artista in giro per il mondo (Italia, India, Israele etc…), non sia stata considerata degna di essere portata all’attenzione dei riflettori ed esposti al giudizio del pubblico e della critica? La risposta io la conosco ed è semplice: perchè sono brutte!

Allego perciò alcune foto travate in giro e lascio giudicare anche voi. Forse mi sbaglio, ma forse no.

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