The Cide. Il primo Comic 2.0
lunedì, 22 settembre, 2008The Cide è il primo esperimento di Comic 2.0, iniziativa tutta italiana ad opera di un quintetto composto da Daniele “Zed” Berretta, ideatore del concept, Cristiano Malacrino, Fabrizio Bottacchiari, Lorenzo Saponetta e Daniele Capaccetti. Praticamente un fumetto interattivo, con ambientazioni noir stile Dylan Dog che fa uso dell’immagine fotografica, della scrittura e dell’audio per creare una sorta di testo ipermediale, di sicura efficacia comunicativa, che trasporta il lettore all’interno della storia più di quanto possa fare un semplice magazine on-line. Un incontro ben risucito tra disegno, fotografia, musica e cinema insomma.
Da Wikipedia: “Comics 2.0 è la definizione usata per identificare un nuovo metodo comunicativo fruibile esclusivamente via web, che presuppone principalmente l’utilizzo dei canali audio e video associati all’interattività del lettore nei confronti di alcuni elementi interni alla storia.
Il concetto di Comic 2.0 prende ovviamente vita ispirandosi al modello del fumetto cartaceo, per questo ogni immagine (o più immagini) è impaginata e resa sfogliabile tramite l’utilizzo di appositi software. Il tutto reso raggiungibile tramite il posizionamento dell’opera su una piattaforma digitale o su una pagina web dedicata alla stessa.
Per quanto riguarda l’aspetto visivo, può concernere immagini derivanti da disegni, grafiche o fotografie digitali lavorate graficamente in un secondo momento, sia per quanto riguarda il layout e l’impaginazione, sia per i filtri grafici da applicare sull’immagine stessa. Il secondo binario, quello cioè riguardante il lato audio, consiste nell’applicare musiche e/o suoni dinamici a singole scene, pagine o immagini, creando non solo una colonna sonora, ma creando anche una profondità atmosferica variabile a seconda del punto della storia, coadiuvando le immagini e donando ritmo alla narrazione tramite l’aggiunta di un’ulteriore dimensione emotiva.
Il lato dell’interattività riguarda l’animazione di oggetti sovrapposti alle immagini, trattati graficamente in modo da sembrarne parte integrante, coi quali (non necessariamente sempre) il fruitore dell’opera potrà interagire.”















