Lo schermo esploso. Claudio Sinatti

giovedì, 11 settembre, 2008


Claudio Sinatti, milanese, classe 1972, è uno dei più affermati e completi video designer e new media performer italiani, apprezzatissimo anche a livello internazionale.

Autodidatta, inizia a metà negli anni ‘90 a girare e a montare, direttamente in macchina, con la sua HI8, i primi video. Facendo della scarsità di mezzi tecnici a disposizione una palestra di creatività, inizia a sperimentare strumenti di ripresa, “accrocchi”, come li chiama lui, degni di un provetto Leonardo Da Vinci.

Debutta sulla scena professionistica con un video per i Casino Royale, dopo arrivano Neffa, Carmen Consoli, Articolo31, Alex Britti, Africa Unite, 99 Posse. La musica è una componente fondamentale del suo percorso, fonderà infatti due band mixmediali: Crop nel 1999 e Pirandélo nel 2004.

Della sua carriera artistica spesso si apprezza la capacità di fluttuare tra la scena commerciale e la sperimentazione più avanzata, di certo quello che colpisce è la professionalità nel gestire le produzioni, dalle più piccole alle più complesse, la capacità di organizzare il set e lo stage.

In uno dei suoi ultimi lavori, l’installazione “Solo”, realizzato per la Nike Art of Football Exhibition, ha fatto indossare a Marco Materazzi un corsetto metallico avvolgente, realizzato per l’occasione, con 48 videocamere digitali a riprendere i movimenti del calciatore. Il risultato delle riprese è stato proiettato su 104 lamine di plexiglass.

L’esplosione dello schermo, cioè la moltiplicazione e la frammentazione del flusso video, l’utilizzo di supporti alternativi di proiezione (quasi una specie di prosecuzione dell’artigianalità degli esordi), insieme ad una accresciuta attenzione verso impianti scenici più intimi, concentrati in spazi più ristretti come le gallerie d’arte, meno ciclopici rispetto alle grandi installazioni outdoor, segnano punti importanti nell’attuale linea di ricerca dell’artista milanese.

Le installazioni di Sinatti tendono infatti ad uscire dalla bidimensionalità, unendo alla ricerca tecnologica sullo strumento e sulle tecniche (sia di ripresa che di riproduzione), la realizzazione di impianti scenici immersivi. La spazializzazione del suono e l’interazione del pubblico con l’ambiente virtuale diventano fondamentali in questa pratica espressiva.

L’azione sinestetica del suono, dell’immagine e dello spazio, l’utilizzo del loop e del frammento, la ripetizione, il ritmo, la “facilità” dei soggetti che spesso riempiono il video (cosa c’è di più easy di un calciatore che calcia un pallone, o di un auto che percorre una strada di campagna come nell’installazione “Per Mille Giraffe!“), rendono le rappresentazioni di Sinatti ipnotiche ed astratte.

Questo operare del flusso audio-video a livello inconscio richiede, per cercare di comprendere appieno la forza dell’arte di Sinatti, di perpetrare una dissociazione del discorso estetico da quello poetico, trasferendo la ricerca del significato dell’opera dalla sua superficie verso l’interno.

In questo senso Sinatti è maestro della dissimulazione nel gioco di ruolo che si instaura tra visione (immagine proiettata), visore (strumento della proiezione) e vedente (soggetto della visione).

Benché egli ricerchi l’effetto sorpresa nel pubblico, come è giusto che sia in un qualunque messa in scena, cosa ancor più valida nei live set e nelle sessions di vjing, il vero obiettivo formale del Sinatti-artista è quello di ingenerare, come egli stesso dice, dei “sentimenti” nel pubblico, di cercare la loro complicità, di farli partecipare all’operazione di rappresentazione. In questo frangente la componente ludica è il mezzo principale.

Tale evidenza si ottiene soprattutto nelle grandi installazioni (Palazzo Moretti a Milano, MTV Highlights, MpZero Tour etc…) dove l’impatto visivo “forte” è dominante.

E’ nella reinterpretazione tecnologica del reale invece che si cela la vera poetica del Sinatti-tecnico, nel suo trasformarsi in contemporaneo “artefix”, artista ed artigiano appunto, uno per cui l’arte senza conoscenza diventa nulla, ed è nei lavori più sperimentali come “Solo“, “Carillon Radioland“, lo stesso “Per Mille Giraffe!” (per citare gli ultimi), che si ritrova nascosta una interessante visione dell’utilizzo creativo delle tecnologie dell’informazione e del loro rapporto con il quotidiano ed il suo disvelamento.

L’essenza del lavoro di Sinatti è quindi collocabile negli interstizi, in quegli spazi di senso che colmano la distanza tra soggetto rappresentato, tecnologia della rappresentazione, spazio scenico dell’esibizione ed audience. Proprio nelle relazioni che si instaurano tra questi diversi piani significativi l’opera produce senso generando quel sentimento di barocca “maraviglia” ma anche una riflessione sulla “infinitezza del reale” che sembra segnare il centro di molta ricerca artistica contemporanea, soprattutto nel campo del digitale transmediale.

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