Graffiti Research Lab. Metropoli, open source e guerriglia semiotica
giovedì, 11 settembre, 2008Il territorio urbano, se fino a poco tempo fa era il semplice luogo nel quale i conflitti sociali prendevano forma ora, la città, i suoi spazi, la sua superficie diviene oggetto primario dello scontro sociale. Dismessa la conflittualità generazionale, quella economica ed ideologica del ‘68, quella del corpo, quella dell’identità individuale e di genere (il punk, il femminismo), il conflitto si veste di una nuova dimensione, quella del simbolo e del segno di superficie che trova sui muri della città, sulla sua pelle, uno schermo ideale di proiezione.
Gli obiettivi sensibili, i quartieri cinesi, i ghetti nordafricani, lo stadio, la chiesa, la periferia, il centro cittadino e i campi Rom non sono altro che luoghi-simbolo, segni architettonici concreti attraverso i quali diversi gruppi esprimono la propria identità, comunicano la loro appartenenza o la loro distanza, delimitano le proprie sfere di influenza e di potere.
Per questa sua caratteristica proiettiva la città diventa terreno privilegiato per quei gruppi antagonisti che vogliono esercitare azioni conflittuali di contaminazione dei diversi piani simbolici, la metropoli è un luogo reale dove far proliferare il corto circuito semantico tra i diversi significati latenti che in essa sono stratificati.
Graffiti Research Lab, come le diverse forme di street art, di writing, di public art non autorizzata, di hacking, di attivismo urbano, ha puntato sulla forza del segno per reclamare, al disopra di tutto, il sacrosanto diritto di ogni cittadino di poter autodeterminare la propria identità attraverso forme di comunicazione personale, contro lo strapotere dei gruppi economici che utilizzano la pubblicità come mezzo per vendere la propria Weltanschaung e quindi la propria merce.
Il graffito, ma soprattutto l’uso libero della tecnologia applicata alle forme contemporanee di espressione, diventa un azione di anti-advertising, un segno che mostra i muscoli e soprattutto il cervello, che sfalda l’omologazione del messaggio commerciale, la sua onnipresenza, la sua verticalità, il suo potere, attraverso l’originalità, la puntualità dell’azione, la forma reticolare della struttura che lo genera.
GRL nasce dall’incontro tra Evan Roth e James Powderly (vedi scheda workshop) all’Eybeam Open Lab, una fondazione newyorkese il cui obiettivo è quello di promuovere l’uso creativo ed artistico delle nuove tecnologie.
Negli anni dell’Eybeam i due gettano le basi per quelli che saranno poi i due progetti più famosi del GRL ovvero L.E.D. Throwies e L.A.S.E.R. Tag.
Il primo consiste in un led colorato, alimentato da una batteria e dotato di una calamita che, dato il basso costo di produzione (circa un dollaro), può dar vita ad azioni urbane che permettono di creare scritte luminose per la città oppure ingenerare assalti creativi e di massa a monumenti ed altre strutture metalliche. Il LASER Tag invece è, nella definizione dei GRL una Weapon of Mass Defacement, uno strumento mobile composto da un potente video proiettore (5000 lumen) ed un amplificatore audio (da 1800 watts) che permette di ’sparare’ sulla superficie dei palazzi dei tags o messaggi scritti tramite un puntatore laser.
La filosofia che contraddistingue le tecnologie assemblate da GRL, così come le idee stesse alla loro base, è quella dell’open source e del DIY (Do It Yourself), che poi sono gli stessi principi, o tali dovrebbero essere, alla base della net culture e di Internet, ovvero quelli della condivisione del sapere e della trasparenza della tecnologia, della riusabilità del codice, del no-copyright (copyleft), della libera circolazione dell’informazione.
La stessa struttura del GRL, non verticista ma espansa, agevola la formazione di gruppi auto-costituiti intorno alle idee originarie di Roth e Powderly (sono nati così i GRL Brasile, Amsterdam, Vienna, Australia) e in quest’ultimo anno i padri del GRL hanno creato una struttura non-profit il F.A.T. (Free Art & Technology) Lab sotto il cui cappello tutti i progetti GRL vengono prodotti e supportati.
Il terreno dell’utilizzo libero dell’informazione è un arma a doppio taglio però. E ben lo sanno gli stessi GRL che si sono visti espropriare di una loro idea per una azione di guerrilla marketing a sfondo commerciale. Se da un lato un progetto ‘liberato’ sulla Rete serve a farlo crescere, a renderlo una entità viva, dall’altro, quando lo stesso segno diventa pubblico, quando una tecnologia o una idea viene resa disponibile a tutti è facile appropriarsene e sfruttarla commercialmente. La pubblicità ed il business cannibalizzano la cultura di strada. A volte penso sia necessario effettuare un corso di formazione per potersi comportare meglio nella rete.
Lo spazio pubblico cittadino non è altro che un simulacro del vero concetto di pubblico, è uno spazio commerciale regolato da interessi commerciali. Lo stesso dicasi per la cultura pop. Una volta che un progetto open source viene masticato e riutilizzato da una company questo vine coperto da copyright e se qualcuno volesse riutilizzarlo, adattarlo alle proprie esigenze, violerebbe le leggi di un sistema che premia l’appropriazione indebita a discapito della creatività e dello sviluppo libero delle idee.
Finché il sistema di potere nell’ambito della comunicazione sarà così sbilanciato a favore dei gruppi economici organizzati, GRL porterà avanti la propria azione di conflittualità semiotica, quando la cultura pop verrà liberata, quando il copyright fluirà verso il copyleft, allora l’ascia di guerra verrà sotterrata.
Fino a quel momento occhio ai palazzi e ai monumenti della vostra città, quando saranno illuminati da un potente fascio di luce non pensate subito agli alieni, uscite di casa, andate per strada, alzate gli occhi al cielo e potrete vedere la scritta “For Sale” sulla facciata del Colosseo. Sarà uno dei tanti Graffiti Research Lab.















