Antropolis. La città e il punto di fuga

giovedì, 11 settembre, 2008


La sicurezza dei cittadini è ai primi posti nelle agende di tutti i politici occidentali. Intanto Perugia, prototipo della città a misura d’uomo, si appresta a diventare la città italiana con il maggior numero di telecamere di sorveglianza distribuite sul territorio.

Segni di una svolta tecnologica e culturale su vasta scala, perché i dispositivi di riproduzione della realtà (foto e video) sono dappertutto.

In qualsiasi momento è possibile tenere sotto controllo chiunque, ovunque (gps, telefoni cellulari, satelliti). Un singolo individuo può teoricamente sorvegliare tutti gli individui. E’ lo scenario del Panopticon, il sistema carcerario perfetto profetizzato da Jeremy Bentham molto prima di George Orwell e del Grande Fratello. La civiltà contemporanea è come un unico carcere a cielo aperto se tutti i cittadini vivono sotto un regime capillare di libertà vigilata.

E’ significativo allora che le forze centrifughe e progressiste della società (come i collettivi artistici e i gruppi musicali) abbiano scelto per le loro analisi sugli scenari urbani proprio l’ex carcere maschile di Perugia, uno dei pochi luoghi in città dove non c’è più nulla da sorvegliare. Simbolo per eccellenza della legge, della colpa e del controllo sociale, il carcere a pianta ottagonale rimanda ad un gigantesco occhio che un tempo posava sul destino dei detenuti. Ora il penitenziario è abbandonato, nessuno sguardo è attivo, nessun controllo è esercitato.

Lo scopo del progetto Antropolis è dunque quello di riattivare questo spazio estremo, di sfuggire alle telecamere delle strade per sperimentare nuovi sguardi e nuove prospettive, nuovi punti di fuga. Un luogo che era di solitudine e abbandono ora rivive nella celebrazione collettiva dei nuovi riti multimediali, in nome della contaminazione e dello scambio prolifico di energie. Insomma, torna ad essere un luogo umano, dell’uomo e per l’uomo, come singolo e come comunità.

Durante i tre giorni dell’evento il carcere torna al centro dell’attenzione come catalizzatore di energie e luogo di sperimentazioni. Il benvenuto ad Antropolis, la città dell’uomo, è affidato al collettivo multidisciplinare Groppoingola.

Ad orari prefissati si alternano le performance multimediali fra le ombre danzanti dei torinesi Altretracce, le sonorità dei perugini Massakritica, le percezioni urbane e architettoniche analizzate dai romani STALKagency, l’ingegneria audio video dei valenziani Lacomida.

Gli avanguardisti musicali Militia celebrano una trentennale carriera, accompagnati nell’occasione dalle proiezioni del giovane VJ Simone Pucci.

La pratica del recupero e della reinterpretazione degli oggetti trovati in loco da Simona Frillici fa parte invece del percorso espositivo, insieme alle progettazioni site-specific di Ilaria Loquenzi, Annalisa Piergallini e Fabio Zazzetti, alla selezione di giovani artisti indiani curata da Maria Teresa Capacchione ed alla pittura del brasiliano Alexandre Ignacio Alves.

I corridoi, i muri e le sbarre di questo luogo impregnato di sofferenza muta e solitaria. Le luci, le forme, i suoni e le idee del nostro tempo. Il passato e il futuro. Per tre giorni un corto circuito dei sensi e delle percezioni, un magnifico prisma che riflette e distorce, che mette in discussione le abitudini e le certezze del vivere quotidianamente la città.

Un tempo sarebbe stato difficile immaginare la strana ironia dei nostri giorni: la libertà espressiva? In prigione. La creatività? Dietro le sbarre.

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