Attenti al Gorilla!

sabato, 30 agosto, 2008


Era il 1968 quando Fabrizio De Andrè tradusse e cantò Il gorilla, dello chansonnier Georges Brassens. “Attenti al gorilla!” si diceva in quell’ironica lirica di sberleffo al potere. In quella canzone si narrava di cultura popolare, di denuncia sociale, di gabbie reali, mentali e sessuali e anche di un gorilla. Il gorilla era l’emblema della forza bruta e cieca, dell’irrazionalità ma anche della necessità creativa che riesce, in caso di necessità, a fare di un magistrato uno strumento atto a placare le pulsioni più animalesche.

Il gorilla è la Rivoluzione che una volta liberatasi dalle proprie catene si scaglia contro i paladini dello stato borghese e ne fa man bassa, riprendendosi tutto quello che gli era stato tolto con la cattività.
Ora la gente si reca allo zoo, ad ammirare quel singolare primate, tanto simile a noi quanto diverso, guardandolo con curiosità, come si farebbe con uno specchio deformato che riflette la nostra immagine ma in maniera diversa da come siamo abituati a vederla.

L’umanità del gorilla è la sua condanna. Esso rappresenta l’essere umano nelle sue pulsioni primordiali, nei suoi bisogni più impellenti e, nell’immediatezza delle sue azioni, nella sua spontaneità ed ingenuità noi intravediamo quello che avremmo voluto essere in tante situazioni.
Per questa sua somiglianza lo teniamo in gabbia, volendo sottolineare con quelle sbarre la superiorità della nostra coscienza individuale e sociale che ci ha affrancato dallo stato bestiale.

Alejandro Jodorowsky, in una sua pièce teatrale intitolata appunto “Il gorilla”, rende omaggio alle riflessioni kafkiane sulla metamorfosi con uno spettacolo dedicato ad un altro “quadrumane” in fuga che per salvarsi la pelle è costretto a trasfigurarsi in umano, compiendo al contrario il terribile percorso del Samsa-Scarafaggio. Il gorilla di Jodorowsky, interpretato sul palco dal figlio Brontis, si dimostra, alla fine del suo percorso di mutazione, un apprezzato pensatore ed oratore che, invitato a ritirare una laurea honoris causa all’università, disserta sulla vera essenza dell’umanità, sotto lo sguardo ammirato dei più importanti accademici del globo.

Anche in questo caso il gorilla di Jodorowsky, come quello di De Andrè, diviene una figura archetipica attraverso la quale simbolizzare una critica sociale alla vacuità autocostruita delle prigioni umane, un costrutto filosofico per cui la bestialità debba essere un diritto garantito dalle leggi di natura e non una acquisizione ragionata di un essere pensante. Insomma il gorilla non è solo oggetto dello sguardo, ma anche soggetto di un sguardo trasversale, straniato e straniante, anticonformista, rivoluzionario, fuori dalle righe. Una alterità che in quanto tale si pone come soggettività senziente privilegiata.

Da queste premesse nasce il nome del magazine che state leggendo, dalla ferma volontà di sostenere uno sguardo diverso sul panorama culturale contemporaneo. Gorilla Magazine è una creatura tutta sperimentale ed in divenire. Come un animale appena fuggito dalla sua gabbia, vuole lasciarsi trasportare dagli eventi, dalla novità di questa inaspettata libertà, dalla possibilità di far valere la propria individualità sul mondo che lo circonda.

Dobbiamo buona parte dell’esistenza di questo numero zero del libero Gorilla alla manifestazione
de Le Arti in Città e all’Assessorato alla Cultura e alle Politiche Giovanili di Perugia che ha voluto, come per l’edizione dello scorso anno, uno strumento di comunicazione che approfondisse le tematiche dell’evento. Senza lo sprono di Andrea Cernicchi ora il Gorilla sarebbe ancora in gabbia.

Un’altra è poi l’eredità che il Gorilla non può ignorare e di cui è fiero portabandiera, ed è quella lasciatagli da Artico Free Press, del cui progetto Gorilla Magazine vuole essere la prosecuzione. Parte della prima redazione di Artico, con i suoi vecchi e nuovi collaboratori, ha deciso di lanciarsi in questa nuova avventura che speriamo al più presto si trasformi in una stabile realtà culturale del territorio. Nel frattempo godetevi questo numero.

Per il resto non cercate il Gorilla, sarà lui a trovare voi e, nel ricordo di De Andrè, abbiatene timore solo qualora foste degli sprovveduti giudici o parrucconi benpensanti. Per il resto, il Gorilla vi vuole bene.

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